P E R I Ó D I C O   O N - L I N E  D E   L A   E S C U E L A   O F I C I A L   D E   I D I O M A S    D E   C A R T A G E N A



 
   

NUEVO

I Giovani del duemila sono
cosí diversi dalle generazioni
passate?

La Terra Promesa
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Mistero e malinconia di una strada
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Vacaciones en Roma
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Un giorno al mare
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Storia con il congiuntivo
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Una famiglia normale
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Forse era un sogno
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Redacción guiada para primero
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CARTAGENA, TRA PASSATO E PRESENTE
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Cartagena è una città del sud est della Spagna. Siccome ha un grande porto naturale, molti popoli hanno abitato questo luogo. Cartagena dal punto di vista storico è una città trimillenaria. I primi popoli erano iberici, qua chiamati “mastieni”, per il nome dell’ antica città di Mastia, i quali avevano rapporti commerciali con i fenici, grandi navigatori.

Nel terzo secolo a. C. i Cartaginesi, che abitavano nell’Africa settentrionale, fondarono qui una seconda Cartago, Kart Hadash. Fu attraverso un accordo matrimoniale che si decise di cambiare il nome della città. Si sposarono un principe cartaginese, Annibale, nipote del capo Asdrubale, fondatore della nuova città, con la principessa mastiena, Himilce. Questo fu un periodo abbastanza tranquillo ma gli anni di pace finirono quando i Cartaginesi vollero conquistare Roma, e cominciarono le guerre puniche.

Dopo la conquista da parte di Scipione, Cartagena divenne una città importante per Roma perchè aveva una buona via di collegamento, la Via Augusta. Inoltre era un luogo molto strategico per esportare minerali come l’argento ed il piombo, e la sua cucian vantava il migliore piatto di quei tempi, il garum, una salsa fatta con le uova dei pesci che si lasciavano seccare nelle spiagge.

 

     Luogo dove si trovò il Teatro Romano.
     Foto del 1986.
     Lavori archeologici del Teatro Romano
Foto del 2003

 


Come nel resto della peninsola lo sviluppo romano fu grandissimo in architettura grazie alla costruzione di palazzi pubblici come il teatro, l’ anfiteatro, i collegi sacerdotali, i templi, le basiliche e i palazzi di giustizia, ma anche di case private o domus. Lo stesso sviluppo riguardò le leggi o Ius civile (contratti, matrimoni, eredità), la letteratura storica e la religione romana di cui restano mportanti testimonianze come statue, lapidi (stellae funerariae) e mosaici.

Questo sviluppo durò vari secoli, dopo vennero qui altri popoli, come i Visigoti, che non avevano tanta cultura propria ma almeno mantennero quello che trovarono. Il migliore esempio fu il cartaginese Santo Isidoro, dopo vescovo di Siviglia, un grande saggio medievale che scrisse Le Etimologie, la prima enciclopedia. Con lui è nata la diocesi di Cartagena, che ancora oggi include tutta la provincia di Murcia.

Si insediarono qui anche i Bizantini, che arrivarono nel secolo VI d. C. Ci rimasero cinquanta anni, più o meno. Allora il nome era Carthago Spartaria, perchè c’era una grande quantità di sparto nel nord della città (adesso Corso Alfonso XIII).

A partire da questo momento cominciò una lunga crisi storica, che non finirà con gli Arabi, perchè a questi non piaceva il mare. Nel XIV secolo Alfonso X il Saggio si preoccuppò di Murcia, ma non di Cartagena. Dopo, Filippo II e Carlo III ordinarono di fare importanti opere militari nella città (l’Arsenale, Capitania ed le mura defensive).

Nel XIX secolo Cartagena ritornò ad essere la città che era stata una volta, come dimostrano i palazzi che si facevano costruire i proprietari delle miniere di La Unión (Case Aguirre, Cervantes, Dorda, Mestre, il Grande Albergo...). Come fatto politico degno di nota dobbiamo segnalare “il Cantón”. Si cercò di fare una città indipendente da Murcia dentro uno stato federale. Erano i tempi della Prima Repubblica spagnola. Finì male.

Nel XX secolo ci fu la guerra civile e si vissero i peggiori anni della nostra storia. Il Levante si mantenne fedele durante i tre anni che duró la guerra al potere legale, la Seconda Repubblica, per questo i nazionali dicevano che questa zona era rossa. Siccome c’era fame, chi poteva, andava in campagna per mangiare o sfuggire alle malattie.

Nei tempi del franchismo Cartagena fu sopratutto una città militare, con una importante industria navale che ancora oggi continua.

Durante gli anni ottanta, cioè durante l’era socialista ci fu una forte crisi economica che causò la riconversione industriale, le privatizazzioni dolorosissime per gli impiegati statali, i grandi scioperi, la chiusura delle imprese dello stato, che fino a quel momento era stato il primo ad investire in questa zona.

Adesso viviamo alcuni anni di sviluppo economico, con lavoro e con grandi progetti che si cerca di portare a termine poco poco, come il nuovo porto che ai cittadini possono sfruttare facendo piacevoli passeggiate, perchè prima il porto era solo commerciale e industriale. Ma restano da miglorare alcune cose, come construire il nuovo ospedale, sistemare alcune strade del centro storico, frenare il grande costo delle case (nell’ ultimo anno si è registrato un aumento del il 20 %, più di Murcia), finire i lavori del Teatro Romano e del nuovo Museo Archeologico, costruire l’Auditorio e, soprattutto, avere le strade pulite.

Alfonso Conesa Norte
3º Italiano


 

LA TERRA PROMESA

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Scrivi un testo sensuale con le seguente parole:

io    marito    esilio    cucinare    mangiare    neve    stufa
lontano    stanza    aquila    campagna    scrivere    bambini


LA TERRA PROMESSA

Facevamo l'amore ad ogni istante. Lo facevamo la mattina, lo facevamo dopo pranzo, in cucina; la sera, a letto. Mentre io cucinavo, mio marito riscaldava la stanza con la stufa a legna. I bambini erano nelle loro camere con i giocattoli. Mangiavamo tutti insieme. Passavamo la sera nello studio. Io scrivevo alcune poesie. Mio marito dipingeva di blu i corpi nudi di Michele e di Gabriela, gli metteva alla schiena ali di aquila, e ridendo, mi dicevano "Mamma, mamma, siamo degli angeli blu". Anche mio marito gridava "Ecco, gli angeli hanno il sesso". Poi veniva a me e, nonostante le mie proteste, mi toglieva il vestito e cominciava a dipingermi con il verde, il giallo, il rosso, il blu, il marrone mentre mi diceva "Sei l'albero, sei il serpente, sei la mela, sei la notte, sei il pane che mi toglie la fame". Poi, dipingendosi lui stesso di rosso, diceva "Sono il diavolo, sono il sole", e tutti nudi ruotavamo abbracciati per il pavimento. I bambini ridevano, noi facevamo l'amore, mescolate le vernici, esplosione di colori. Fuori, in campagna, era tutto coperto dalla neve. Dentro, avevamo gettato via, in un esilio lontano, tutti i pregiudizi, tutti i peccati e c'era il paradiso, la terra promessa.


Antonio Jiménez
4º Italiano

 

MISTERO E MALINCONIA DI UNA STRADA

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"Il giorno si spegne, per tutte le cose giunge ora la sera..." Nietzsche

Seduto sulla poltrona del soggiorno del suo piccolo appartamento, il commissario ripassava ancora una volta i fatti che avvolgevano di mistero l’omicidio di una giovane donna avvenuto nel mercato di Porta Palazzo, mentre riguardava il bigliettino da visita di una galleria d'arte.

Arianna Montanaro, questo era il nome della defunta, trentacinque anni, nata a Carmagnola, aveva un modesta orologeria sotto il primo portico del palazzo, era una piccola stanza con le quattro pareti coperte da vetrinette piene di orologi. Quando fu scoperto il suo cadavere nell' orologeria, ci si rese conto di un fatto strano: tutti gli orologi si erano fermati alla stessa ora: le tre meno diciassette.

Tonino Fasano, cinquantasette anni, nato a Castrovillari, che aveva un piccolo negozio di borse a fianco all'orologeria di Arianna, e usava occhiali da lupa, dichiarò che non l'aveva vista in tutto il giorno, però che aveva visto uscire dal negozio Teseo, di cognome Asprókavos, quaranta anni, greco di Hegumenitsa, il fidanzato di Arianna, con la quale mandava avanti il negozio in società. Teseo gli spiegò che andava a Moncalieri a tassare un orologio a pendolo del diciottesimo secolo e diversi orologi d'oro da polso che erano appartenuti a un avvocato morto vari giorni prima. Tutto questo glielo raccontò Teseo prima di partire, dopo aver mandato ad Arianna un bacio dalla porta.

Valeria Iasi, rumena, 31 anni, proprietaria di una piccola galleria d'arte sotto i portici della piazza, nella quale vendeva i quadri dipinti da artisti del suo paese a cui pagava un percentuale veramente misera, ma che a loro permetteva di non andare nel bel paese di male in peggio, dichiarò che quella sera era accaduto un fatto insolito: un po' prima del tramonto, quando il giorno si spegneva, ma la luce era ancora intensa, vide l'ombra allungata di Astrión Mntrú, il senegalese più nero, più alto e più brutto del mondo, che ritornava alla sua bancarella di cianfrusaglie africane, un vecchio carrozzone che era appartenuto a un equilibrista pensionato. Il carrozzone era di fronte al negozio di Arianna dall'arrivo del senegalese a Torino alcuni anni prima. È questo era il fatto insolito, Astrion non usciva mai del suo carrozzone, che aveva sempre le porte aperte, perlomeno mentre c'era il sole. Il fatto fu che le colombe, quando sentirono la sua presenza, si alzarono in volo e abbandonarono la piazza, che tutti sparirono dentro i negozi, e che subito la piazza rimase vuota e si fece silenzio. Aggiunse anche che le parve di averlo visto entrare nell'orologeria, ma che di questo non era sicura perchè, all'improviso, sentì un grande spavento e chiuse la porta e scorse il chiavistello.

-Non ci crederai - disse il commissario a sua moglie all'arrivo a casa verso la mezzanotte-, ma il senegalese non oppose nessuna resistenza quando fu arrestato.
Il commissario riguardò il biglietto da visita della galleria d'arte che teneva ancora in mano. Non consoceva il quadro, guardò dietro, magari c’era il titolo e l'autore. Mistero e malinconia di una strada, di un tale De Chirico. Non aveva mai sentito parlare di questo pittore.

Ritornò al quadro. Una ragazza giocava con un cerchio, l'ombra lunghissima di un uomo compariva per la strada deserta. C'era un evidente sfasamento tra le ombre degli edifici e le ombre delle figure umane e non corrispondevano allo stesso momento del giorno.

Le finestre e gli archi davano l'impressione di seguire la serie di una finestra per arco, ma ne mancava una. Lo stesso accadeva con le finestre dell'angolo dell'edificio, ce n'erano tre, ma c'erano soltanto due piani. Le figure umane erano fissate nel tempo, davano l'impressione di non muoversi, non di essere morte, ma di essere forme senza sostanza vitale in uno spazio vuoto e inabitabile, immobile, come se fossero appena morte e non l'avessero ancora saputo. Tra la luce intensa della strada e il buio notturno del cielo c'era anche un grande contrasto. Tutto accentuava l'enigmaticità. Nulla era quello che pareva, né il movimento, né lo spazio, né il tempo.

Il commissario capì che, come nel quadro di De Chirico, nell'omicidio di Arianna, nulla era così semplice come pareva. Indossò la giacca e, guardando per l'ultima volta il biglietto da visita della galleria d'arte, uscì ad arrestare i veri assassini.

Antonio Jiménez Morata
4º Italiano


VACACIONES EN ROMA

(un sueño de ida y vuelta por 30 Euros)
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O al menos ese fue el punto de arranque de un proyecto improvisado…

Protagonistas: una profesora de italiano, un grupo de alumnos de la misma repartidos a lo largo y ancho de varios cursos, y algún que otro simpatizante… que partieron a la conquista de la ciudad eterna como ya lo hiciera con mucha anterioridad un personaje histórico de gran relevancia: Anibal. Claro que las intenciones eran otras y las condiciones también.

Una fecha: jueves 15 de abril de 2004 a las 8 de la tarde (en realidad salimos una hora más tarde). Una dirección: Gerona (localidad donde teníamos que coger el avión con rumbo a Roma). Un medio de transporte: microbus (que se tornó un bus convencional por arte de magia) … y una noche en ruta … acompañados de la que se convertiría en nuestra mas acérrima amiga desde el principio hasta el final de nuestra aventura: la lluvia.

Llegamos a Roma y ¿Quién nos esperaba en la terminal del aereopuerto? Doña Lluvia!
Nos dividimos en dos grupos según lo acordado (sin sombrilla ninguno) ya que los 23 no teníamos cabida en el mismo hotel ¿…?

Cuarenta horas más tarde cada grupo estaba en su hotel con bastante kilometros de por medio.

Nuestro grupo se tiró a la calle tan pronto como dejamos las maletas, porque si había algo que hacer con bastante urgencia eso era comer ¿Qué hambre a las cuatro de la tarde! ¿Y comimos! ¿Y qué forma de comer! No había quien nos levantara de la silla … y tras la comida el café, y tras el café a visitar la ciudad… y así estuvimos durante dos día y medio a golpe de “’namo, ‘namo” (“vamos” en dialecto romano).

Y antes nuestras retinas pasaron cual desfile de modelos: el Coliseo, los Foros, Piazza Navona, el Panteón, Piazza di Spagna, la Fontana di Trevi, San Luigi dei Francesi, el Capitolio, San Pietro, Castel Sant’Angelo… y tantas y tantas otras cosas que tampoco es cuestión de pasar lista…

Y anduvimos largas caminatas, y subimos en bus ( y en metro), y nos equivocamos de dirección…y vuelta a empezar, y nos ocurrieron peripecias…tantas que a buen recaudo hubieran dado para una película (en este caso, corto). Anédoctas divertidas, otras no tanto, y alguna para salir corriendo y no parar. Todas ellas forman parte de aquello que dimos en llamar “NO SENZA I MIEI” (para más información, preguntad a cualquiera que realizó este viaje).

Y que decir de la ciudad… Barroca en su trama urbanística así como en el amontanamiento de los lugares a visitar. ¿En qué otro lugar del mundo se puede girar a 360º en un punto concreto y observar desde unas ruinas romanas hasta una iglesia barroca, un palacio reancentista o una casa neoclásica? Pues aquí, en esta ciudad algo sucia, vieja y caótica.

¿Y quién puede por menos de 200 Euros realizar un viaje a Roma en avión, con autobus, hotel desayuno, guía y diversión asegurada? No cabe duda, los alumnos de italiano de esta Escuela Oficial de Idiomas. Os esperamos el año que viene en una posible segunda parte a realizar en otra ciudad italiana. Y el abajo firmante espera seguir siendo su cronista oficial. Ciao!

JOSEPH LIARTE
3º de ITALIANO
E.O.I CARTAGENA